(di ALESSANDRO FIAMINGO) – La Banca di Genova, istituita sotto il regno di Carlo Alberto di Savoia (1831-1849), può essere considerata il primo istituto bancario italiano “moderno” autorizzato a emettere cartamoneta. L’idea della creazione di un simile ente fu concepita già nella primavera del 1836 da Camillo Benso di Cavour con il coinvolgimento diretto della famiglia di imprenditori finanziari De La Rue[1]. Tuttavia, le condizioni non erano ancora favorevoli e l’iniziativa naufragò. Qualche anno più tardi, nel 1843, Luigi Raffaele de Ferrari, Duca di Galliera, rilanciò l’impresa che stavolta invece trovò il pieno supporto prendendo vita con la promulgazione delle Regie Patenti n. 437 del 16 marzo 1844.
Con un capitale iniziale di quattro milioni, l’istituto ottenne l’autorizzazione per operazioni di anticipazione, sconto, conto deposito e, soprattutto, come anche già previsto nello statuto, la facoltà di emettere cartamoneta.
Mancando le maestranze in loco, ci si dovette rivolgere alla Francia e in particolare ai suoi tecnici altamente qualificati. Per la progettazione si guarda dunque alla nuova banconota da 1.000 Franchi emessa a partire dal 1842 (Fig. 1). Per questo, i biglietti messi a punto dalla Banca di Genova tra il 1845 e il 1848 rappresenteranno il prototipo su cui si svilupperà in seguito la cartamoneta del Regno di Sardegna e del Regno d’Italia. Ad esempio nel 1851, quando la neonata Banca Nazionale negli Stati Sardi emetterà la propria cartamoneta, essa ne riprenderà i motivi principali, come lo stemma in alto al centro affiancato da due figure, i due putti al centro in basso, e renderà omaggio all’illustre cittadino genovese, Cristoforo Colombo, presente fin dall’inizio sulla prima serie del biglietto del 1845.
L’emissione, d’altronde, seguì un percorso complesso e articolato, a partire già dalla fornitura del materiale necessario alla fabbricazione. Il processo prese avvio il 10 agosto 1844, con l’acquisizione dei materiali indispensabili per la produzione. Intorno a settembre/ottobre fu preso contatto con Christian Gislain Durieux[2], che si dichiara pronto a fornire le macchine e gli strumenti indispensabili: una pressa da stampa per imprimere i biglietti, una pressa per il conio (forse per la filigrana o il rilievo), cartoni per l’asciugatura dei biglietti appena stampati, rulli e inchiostro[3].
Inoltre, Durieux tratta l’aspetto delle “forme” per la fabbricazione della carta speciale, necessaria alla creazione dei biglietti stessi. Indica di aver bisogno di circa due settimane per la preparazione della carta e dei biglietti, facendo presente che, se si vuole terminare il tutto entro la fine di novembre, non c’è da perdere tempo. Chiede anche di ricevere al più presto le dimensioni e il testo da inserire sui biglietti per poter completare il lavoro nei tempi previsti e sottolinea che non è un problema introdurre elementi specifici come timbri a fondo nero[4]. Il 17 ottobre dello stesso anno furono completati i disegni preliminari per i biglietti e, pochi giorni dopo[5], fu formalizzato il contratto per la loro stampa, del valore complessivo di 13.000 franchi, con Jacques Saunier, incisore della Banca di Francia.
Si conveniva quanto segue: il Saunier si impegnava a incidere su legno di bosso per la Banca di Genova un Biglietto provvisorio e il suo talloncino[6] in incisione a rilievo, e successivamente a fornire il testo completo in materia di stampa recante, a scelta, gli importi di Mille lire nuove, Cinquecento lire nuove, Duecentocinquanta lire nuove. In seguito, si impegnava a incidere a rilievo, su acciaio, il biglietto definitivo. Entrambi i Biglietti, provvisorio e definitivo, sarebbero stati incisi sulla base di due disegni forniti a spese del Sig. Saunier. Tali disegni sarebbero stati prima approvati dal Sig. Marchese De Ferrari Duca di Galliera, e successivamente dal Controllore della Banca di Francia…(segue)
