(di FRANCA MARIA VANNI) Nel novembre del 1935 il governo italiano dette inizio alla campagna d’Etiopia. L’occupazione di Addis Abeba il 5 maggio dell’anno successivo fu l’atto finale che portò alla proclamazione dell’Impero d’Etiopia.
L’articolo 1 della legge n. 867 del 18 maggio 1936 così recita: “…i territori e le genti che appartenevano all’imperatore d’Etiopia vengono posti sotto la sovranità piena ed intera del Re d’Italia. Il titolo di imperatore è assunto per sé e per i suoi successori dal Re d’Italia”.
Un successivo decreto regio stabiliva poi che i territori dell’ex impero etiope, dell’Eritrea e della Somalia costituivano l’Africa Orientale Italiana suddivisa in cinque governi: l’Eritrea con capitale Asmara, l’Amara con capitale Gondar, Galla e Sidama con capitale Gimma, l’Harar con capitale Harar Jugol e la Somalia con capitale Mogadiscio.
La capitale dell’Africa Orientale Italiana era Addis Abeba, sede del Viceré d’Etiopia e del Governatorato centrale.
In questi territori, come in tutta l’Africa Orientale, per gli scambi economici oltre al baratto effettuato con prodotti naturali quali la salgemma compattata in lingotti, venivano utilizzati i talleri di Maria Teresa, una moneta austriaca di buon argento che si era diffusa in Africa e nel Levante alla fine del XVIII secolo. Pur non essendo riconosciuti come moneta vera e propria, i talleri teresiani erano largamente accettati perché “venivano utilizzati per tutte le operazioni commerciali, non si deterioravano nei nascondigli sotterranei, abituali casseforti degli indigeni, e si potevano facilmente trasformare, con tenui perdite, in gioielli d’argento” rispettando così le tradizioni in occasioni di matrimoni. (l’articolo segue su AIC Magazine N. 16)
