(di Stefano Poddi) A seguito dell’avvenuta unificazione del Regno d’Italia, fra le molte trasformazioni e adeguamenti alla nuova realtà politica, ci fu la transizione della Banca Nazionale negli Stati Sardi alla Banca Nazionale nel Regno d’Italia (indicata in seguito come Banca o Istituto).
Il passaggio non fu semplice, in modo particolare per quanto riguardava la nuova denominazione che l’Istituto doveva assumere, tanto è vero che per alcuni anni venne citato comunemente della documentazione ufficiale come “Banca Nazionale”.
La Banca Nazionale negli Stati Sardi, nata dalla fusione della Banca di Torino e la Banca di Genova, stabilita con R.D. n. 969 del 14.12.1849, iniziò ad operare con la nuova denominazione dal 1.01.1850.
Il capitale della nuova Banca era di 8 milioni di lire, diviso in 8.000 azioni da 1.000 lire l’una, la sua durata prevista era di 30 anni ed aveva la facoltà di emettere banconote fino a tre volte l’ammontare della riserva metallica presente in cassa.
Il 1 luglio 1851 la Banca venne autorizzata all’emissione delle banconote da 100, 250, 500 e 1.000 lire, alle quali si aggiungeranno l’8 luglio 1857, i valori da 20 e 50]lire.
Con la legge n. 1397 del 11 luglio 1852, il capitale sociale della Banca fu elevato da 8 a 32 milioni di lire, la stessa legge disponeva che l’Istituto anticipasse allo Stato 15 milioni di lire, in cambio di Buoni del Tesoro e di titoli di rendita.
Il momento era molto particolare, il governo piemontese, sotto la regia di Cavour[10], si preparava ad affrontare la Seconda Guerra d’Indipendenza, attraverso un gravoso impegno militare ed un notevole dispendio di risorse economiche.(l’articolo prosegue su AIC Magazine N.17)

 

 

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