(di Nicolò Giaquinta) Il seguente lavoro si pone l’obiettivo di raccontare l’epopea della valuta di occupazione introdotta dagli Alleati sul finire del secondo conflitto mondiale, raccontandone non solo la storia convenzionale ma anche alcuni retroscena che testimoniano la sua importanza nel circuito monetario dell’epoca e che tendono a spiegare il motivo per cui le AM Lire furono ampiamente falsificate ed alterate.
L’uso di cronache del tempo si è rivelato essenziale per comprendere appieno il fenomeno in tutte le sue sfaccettature.
Dopo aver ampiamente narrato il contesto storico per meglio inquadrare l’epoca dei fatti, esporremo gli aspetti tecnici delle falsificazioni mediante la descrizione di biglietti presi come esempio.
In virtù dell’estrema varietà e complessità dell’argomento trattato, lo studio in questione non ha l’ambizione di ritenersi completo né di colmare lacune incolmabili, riconoscendone la sua natura prettamente introduttiva e didattica.
Il 1943 per l’Italia segnò non solo lo spartiacque del conflitto bellico, ma anche l’inizio di un caos monetario senza precedenti per il nostro paese. Nonostante l’entrata tardiva in guerra, avvenuta nel giugno del 1940, sin da subito nella macchina bellica italiana si mostrarono crepe che perdurarono e peggiorarono nei mesi successivi.
Nel novembre del 1942 un contingente anglo-americano era riuscito a fare breccia nel continente africano, dove stabilì un punto d’appoggio nella prospettiva di una futura invasione dell’Europa.
Nel gennaio del 1943 la Conferenza di Casablanca in Marocco pose le basi per quelle che sarebbero state le future mosse di tutta l’alleanza. Fu proprio in questa occasione che gli anglo-americani concordarono sul principio della resa incondizionata da imporre agli avversari a guerra finita: in sostanza, gettarono le fondamenta per una vittoria totale, senza patteggiamenti, contro la Germania e i suoi alleati.
Furono inoltre prese decisioni importanti sulle strategie militari future, una delle più rilevanti fu quella riguardante l’attacco sul continente europeo, fino a quel momento fortezza assoluta dell’Asse.
Venne stabilito di procedere partendo dall’Italia, considerata logisticamente e militarmente più facile da invadere con successo rispetto ad altre zone come, ad esempio, il nord dell’Europa.
L’occupazione della Penisola da parte degli anglo-americani prese di fatto avvio dall’estremo meridione del paese con la conquista dell’isola di Pantelleria nel giugno del 1943; al mese successivo risale invece lo sbarco in Sicilia, che capitolò in poche settimane. Questo evento rappresentò il colpo di grazia per il regime fascista, già in crisi per gli anni di guerra farciti da innumerevoli e sanguinose sconfitte militari: il 25 luglio, in seguito ad una riunione tenuta dal Gran Consiglio del Fascismo, venne sfiduciato Mussolini, costretto a rassegnare le dimissioni per poi essere successivamente arrestato.
Questo evento, sommato alle numerose e incontenibili manifestazioni di giubilo popolare, decretò la caduta del regime in Italia. A seguito dello sbarco in Sicilia, però, gli alleati si ritrovarono dinanzi ad una serie di problematiche di natura non esclusivamente militare. (l’articolo prosegue su AIC Magazine N.17)

 

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