(di Franca Maria Vanni) Quando uno Stato decide di approvare un progetto coloniale, dietro ad esso vi sono due scopi principali: la realizzazione di economie coloniali che permettano la riduzione dei costi di transazione tra la colonia e la madrepatria e la possibilità di avere una maggiore influenza nei contesti economici internazionali .
Strumento fondamentale per l’attuazione di tali fini è la valuta; attraverso l’introduzione di una moneta nazionale infatti poteva essere creata una precisa identità politica, culturale ed economica della colonia. Inoltre la riscossione dell’aggio sulla moneta metallica era un mezzo adottato per poterne ricavare degli utili. Le vicende monetarie della Somalia italiana testimoniano quanto tale strumento abbia influito sul controllo, lo sviluppo e l’economia di questo territorio.
Nel 1884 l’Italia partecipò alla Conferenza di Berlino dove tra gli altri temi venne messa in discussione la possibilità di occupare i territori del Corno d’Africa. Al solo scopo di utilizzare l’Italia a proprio vantaggio nelle controversie tra Germania e Francia per la spartizione di quell’area, la Gran Bretagna propose un coinvolgimento italiano. Il delegato alla Conferenza Cristoforo Negri convinto delle possibilità che l’Italia avrebbe avuto accettando la proposta inglese, consigliò al governo di questo paese di sostituire la missione lungo il fiume Congo con una nei territori somali alla foce del fiume Giuba . Lo scopo di tale mandato, affidato ad Antonio Cecchi, era quello di istituire rapporti diplomatici ed economici con il sultanato di Zanzibar che allora era lo Stato più importante della zona.
Il 16 ottobre 1885 venne ratificato il trattato commerciale con Zanzibar dove fu accreditato in qualità di Regio Console Vincenzo Filonardi, titolare di una società istituita nel 1884 sotto gli auspici del Banco di Roma per esercitare attività commerciali nell’isola di Zanzibar . Frutto di un accurato lavoro diplomatico fu, nel 1888, la concessione all’Italia di Chisimaio e dei porti zanzibariti a nord del Giuba e un anno più tardi i trattati mediante i quali il sultanato di Obbia e quello della Migiurtinia erano posti sotto la protezione del Governo Italiano. (l’articolo prosegue su AIC Magazine N.17)

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