(di Davide Oldrati e Luigi Lanfossi) La produzione del biglietto da 10.000 lire con l’effigie dello scienziato Alessandro Volta, tratta dall’incisione di Giovita Garavaglia, si sviluppa su nove serie – A, B, C, D, E, F, G, H, K – comprendendo diciotto anni di circolazione monetaria dal 19 settembre 1984 per la serie A al 19 agosto 1998 per la K.
Il suo corso legale cessò, insieme a tutte le altre monete e banconote in lire, il 28 febbraio 2002 e l’ultima serie della lira italiana venne prescritta il 6 dicembre 2011 con il noto decreto Salva Italia che anticipò di tre mesi la scadenza prevista alla fine di febbraio 2012.
Questa tipologia di biglietto fu prodotta dalle Officine della Banca d’Italia a Roma e nacque dai bulini di Franco Zannotti e Alberto Mazzini Canfarini sul progetto grafico di uno degli ultimi grandi artisti italiani che misero mano alla lira, Giovanni Pino, in arte Gio Pino.
Ideatore di alcune delle più iconiche banconote che abbiamo fatto in tempo a portare in tasca prima degli euro, Gio Pino ha acconsentito a parlare con noi di questa tipologia un po’ trascurata dai collezionisti ma che, come vedremo, cela un mistero tutto da risolvere.
D: Buon giorno Maestro, com’è avvenuto il processo creativo per il bozzetto della 10.000 lire “Volta”? Quanta libertà era concessa al disegnatore di banconote?
R: Ci siamo naturalmente ispirati alla vita e alle invenzioni dello scienziato Alessandro Volta rappresentando l’iconica pila al recto e il tempio voltiano di Como, dove sono raccolti molti suoi cimeli e strumenti, al verso. In particolare, al recto abbiamo disegnato degli elementi decorativi geometrici a simbolizzare astrattamente delle scariche elettriche.
La libertà creativa era relativa perché il nostro lavoro era inevitabilmente sottoposto al giudizio della commissione bozzetti, la quale poteva approvare il nostro lavoro, proporre delle modifiche o bocciarlo del tutto.
D: Che tecniche ha utilizzato per disegnare i bozzetti?
R: Fino agli anni ’90 io e il mio compianto amico e collega Guglielmo Savini, autore peraltro dei bozzetti della banconota da 500.000 lire “Raffaello”, lavoravamo a mano con pennellini sottilissimi, acquerelli e matite colorate. Gli schizzi iniziali potevano essere fatti a dimensioni maggiori ma i bozzetti definitivi venivano realizzati a dimensioni reali perciò utilizzavamo lenti di ingrandimento. All’inizio degli anni ’90 si cominciò ad introdurre i primi strumenti per la grafica digitale. Si lavorava in un ambiente chiuso e sorvegliato per paura di fughe di notizie o materiali e il software che utilizzavamo, Bitmap, non offriva alcuna possibilità di dialogare con sistemi esterni. Nel 1996, all’epoca del concorso per la progettazione degli Euro, la grafica computerizzata era ormai perfettamente implementata per la creazione dei bozzetti e dopo il 2001, con l’introduzione della moneta unica, abbiamo intrapreso un rapporto di collaborazione continuo con la BCE e le varie banche centrali europee utilizzando diversi programmi di computer grafica come ad esempio il noto Illustrator e Artpen. (l’articolo prosegue su AIC Magazine N.17)
