(di MAURIZIO LAZZERINI) – Il filo a cui fa riferimento il titolo di questo articolo è il “filo di sicurezza”, solitamente una sottile banda di poliestre sulla quale vengono depositati  dei materiali metallici.
Ripercorriamo insieme la genesi e l’evoluzione di questo sistema di anticontraffazione per le banconote, da quando vengono utilizzati, come vengono prodotti e come vengono inseriti nella carta per banconote e la loro evoluzione nel tempo.
Gli attuali fili di sicurezza sono delle strisce continue di materiali plastico, tipo poliestere, con uno spessore di circa 10 micron (1 micron = 0.001 millimetri) sul quale vengono depositati altri materiali (che vedremo meglio in seguito), avvolti su rocchetti con una lunghezza di qualche kilometro e introdotti nella carta durante la fabbricazione.
Il loro primo utilizzo, per come li conosciamo oggi, risale intorno agli anni 1940 quando la Bank of England tramite la Cartiera Portals sviluppò un filo metallico (filo in lamina di alluminio chiamato come il Primo Ministro “Chamberlain”) decidendo di introdurlo nella carta delle banconote inglesi per contrastare il tentativo della Germania nazista di inondare il paese di sterline contraffatte per far svalutare la sterlina (Operazione Bernhard).
La Banca d’Inghilterra usò ufficialmente per la prima volta questo filo nelle sue emissioni da 1 e 10 scellini del 1940; (anche se è probabile che il primo utilizzo del filo metallico sia stato nell’emissione da una sterlina del Sudafrica nel 1938).
Successivamente le banconote da £ 5 furono emesse con fili metallici a partire dal 1944.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale parecchi Stati hanno cominciato ad inserire fili di sicurezza nella carta per banconote (Clydesdale Bank in Scozia introdusse fili metallici nel 1950, l’Australia nel 1966 ecc.).
Fu necessario l’investimento di parecchie risorse in ricerca e sviluppo per rendere sempre più performante il filo di sicurezza andando quindi ad aumentare in modo significativo la lotta alla contraffazione e falsificazione delle banconote arrivando negli anni ‘60/’70 ad utilizzare supporti plastici sostituendo la lamina metallica.
Per mantenere la caratteristica che la lamina metallica dava tramite la sua rilevazione con circuiti capacitivi, si è arrivati negli anni ‘80 ad utilizzare una tecnica di metallizzazione sottovuoto.
La metallizzazione sottovuoto è un processo nel quale si depone uno strato sottilissimo di alluminio sopra un determinato polimero (nel nostro caso poliestere).
L’operazione viene eseguita in una camera a tenuta in cui viene praticato il vuoto spinto. L’alluminio usato per metallizzare viene fuso all’interno di una serie di crogioli. Da questo stadio si crea un “vapore” d’alluminio che va a depositarsi sulla superficie del film che scorre dalla bobina di svolgimento alla bobina di avvolgimento. E’ possibile regolare la quantità d’alluminio depositata sul film regolando la velocità del film.
Anche la tecnica per inserire i fili di sicurezza nella carta per banconote si è evoluta perché inizialmente i fili di sicurezza erano inseriti completamente nello spessore della carta e quindi erano visibili solo con luce trasmessa (per luce trasmessa si intende quando si mette la banconota tra una forte fonte di luce e l’occhio dell’osservatore).
Verso la fine degli anni ‘60 del secolo scorso i fili di sicurezza hanno cominciato ad avere dei caratteri stampati in negativo leggibili con luce trasmessa; questa caratteristica ha ulteriormente elevato il grado di anticontraffazione della carta per banconote (dobbiamo immaginare che questi caratteri avevano un’altezza di 0,8 mm posizionati al centro di un filo largo 1,5 mm quindi il filo doveva essere tagliato a registro per kilometri).
Per ottenere questa precisione tutto il ciclo produttivo è sottoposto, durante le varie fasi di stampa e di taglio, a continui controlli di trazione per mantenere costante la larghezza del nastro fino al taglio finale. In genere si parte con bobine di poliestere con fascia da 800 mm, su questa fascia si stampano 8 aree continue per tutta la lunghezza della bobina con larghezza 90 mm circa per area (chiamata Pizza) le quali, una volta tagliate, vengono ulteriormente divise in 60 fili da 1,5 mm; i caratteri in negativo, a registro con i bordi del filo, vengono ottenuti tramite guida nastri con precisione da 0,1 mm che “pilotano la Pizza” in modo che tutti i fili presenti vengano tagliati con precisione lasciando il testo al centro.
Se durante le varie fasi di stampa e di taglio non si è mantenuto un rigoroso controllo di trazione, e quindi di larghezza del nastro, i caratteri presenti sul filo non saranno al centro ma verranno addirittura tagliati.
Nel 1984 la Banca d’Inghilterra ha emesso per la prima volta la banconota da 20 sterline con il filo non più totalmente inserito e quindi coperto in entrambi i lati ma inserito solo a tratti … (segue)

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