CHARTA NUMMARIA – Dal metallo alla carta, un difficile cambiamento

(di Silvana Balbi de CaroNella primavera dl 1861, quando non si era ancora spento l’eco degli entusiasmi che avevano salutato l’unificazione, sotto la corona sabauda, di gran parte dei territori della penisola, a Torino il nuovo Governo guidato dal Conte di Cavour si trovò a dover fare i conti con la realtà di un paese formato da un mosaico di province assai diverse tra loro per storia, tradizioni, usi e costumi, con enormi disparità sociali e un livello di scolarizzazione molto basso, con, in più, notevoli difficoltà nei collegamenti tra le diverse regioni per mancanza di un’adeguata rete di collegamenti stradali e ferroviari. Inoltre, mentre in Parlamento si discuteva di istruzione scolastica, di leva militare, di dogane, di comunicazioni, di brigantaggio, dal Mezzogiorno soffiavano venti di insubordinazione, alimentati dalle mene del partito dei nostalgici che puntava, con l’appoggio del Papa, al ritorno dei Borboni.

Destava preoccupazione anche lo stato dell’economia, arretrata rispetto a quella dei maggiori Stati europei, con un reddito medio pro capite che in Italia era tra i più bassi dell’intero continente, e un mercato interno che, nonostante la caduta delle barriere doganali che avevano in passato diviso uno dall’altro gli antichi Stati, continuava ad operare entro ristretti ambiti locali o. al più, regionali, servendosi di pesi, misure e monete completamente differenti tra loro. (per continuare la lettura clicca su i tre  puntini qui sotto)

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