(di Guido Crapanzano) Giulio Savorgnan (1510-1595), un esponente dell’antica nobiltà friulana, da giovane venne educato da un prelato Gesuita della Serenissima. I suoi studi lo portarono ad appassionarsi alla scienza delle costruzioni diventando così erede e successore dei grandi “Maestri d’opera medievali”, depositari della straordinaria ricchezza esoterica che trae la propria linfa dalle culture del bacino mediterraneo, in primo luogo dall’Egitto dei Faraoni. Consapevole che la pietra resiste nei millenni e perpetua il ricordo della storia e della simbologia, si dedicò interamente alle grandi costruzioni. Divenne così ingegnere militare e Generale della Repubblica di Venezia. Progettò e realizzò la costruzione di grandi opere di pietra per conto dei governanti, i soli committenti che disponevano del denaro e dell’autorità necessarie. Dato che all’epoca i paesi dell’area mediterranea erano soggetti a frequenti scorrerie di molte milizie e in particolare di quelle arabe, Savorgnan si specializzò nella costruzione di grandi strutture difensive. Progettò e realizzò infatti le più importanti fortezze del suo tempo. La sicurezza di queste costruzioni è rapportabile alla qualità delle conoscenze di Savorgnan, patrimonio che, ai tempi, era appannaggio di saperi esoterici come geometria sacra, astronomia, alchimia e Cabala, che riconducono al concetto di Tradizione, ovvero quell’insieme di conoscenze protette dall’assoluta segretezza cui si sentivano vincolati gli adepti.
A proposito della geometria sacra applicata alla costruzione delle Fortezze, troviamo nuovi rapporti matematici tra retta e curva basati sull’utilizzo del numero d’oro (1.618…) chiamato anche “sezione aurea”, una proporzione perfetta tra pesi e spinte.
Questo numero magico, chiave mistica dell’armonia nelle arti e nelle scienze, è stato utilizzato nei secoli per ottenere una dimensione armonica delle cose, dalla geometria all’architettura (Piramide di Cheope, Stonehenge, Partenone, Castel del Monte, le cattedrali medioevali tra cui il Duomo di Milano e, da ultimo, il Palazzo dell’ONU di NY) e dalla pittura alla musica (Leonardo da Vinci, Botticelli, Beethoven)…

L’articolo continua su “AIC Magazine” Anno I, Numero 2

 

 

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