La storia numismatica di San Marino non ha certo bisogno di essere enfatizzata, ricca di eventi e di una circolazione monetaria propria, seppur sotto una convenzione con lo Stato italiano, iniziata già nel 1864, questa opportunità si concretizzo solo dopo l’unificazione italiana in base a stringenti accordi bilaterali.
Le monete di San Marino fin dalle sue prime coniazioni furono supportate da una iconografia di grande prestigio che ancora oggi le rende ricercate da migliaia di collezionisti internazionali, i quali le pongono con entusiasmo nei propri raccoglitori, la stessa cosa non si può dire per i collezionisti di cartamoneta, infatti la più antica repubblica del mondo non ha mai prodotto cartamoneta.
Ma una riflessione su quanto è avvenuto nel passato, ci porta a pensare che spesso dove non riesce lo stato è il privato che interviene con astuzia e fantasia.
Fin dalla seconda metà del ’800, San Marino aveva tentato di approntare una produzione di banconote già definito nel taglio e nel quantitativo, credendo di poter assimilare, come nella monetazione metallica già esistente, le stesse opportunità di circolazione delle monete metalliche, ovvero il riconoscimento liberatorio anche sul territorio italiano; ma una serie di vincoli e trattati di buon vicinato promulgati precedentemente ne impedirono ogni volta l’attuazione.
Dobbiamo arrivare agli anni ‘60 del secolo scorso per intercettare qualche cosa che abbia una parvenza di banconota emessa e circolata sul piccolo territorio. Quando in Italia, nel 1966, si presentò il problema della mancanza degli spiccioli per piccolo commercio quotidiano, in particolare venne tesaurizzata la moneta da 500 lire, per il suo valore intrinseco, 11 gr. d’argento con il titolo di 835/1000 (Segue) 

Questo articolo verrà pubblicato interamente su”AIC Magazine” Anno IV, N.8, di prossima pubblicazione.

 

 

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