(di Alessandro Fiamingo)
Dopo la presa del potere e l’esponenziale crescita del partito fascista, giunto nelle principali sedi di potere, Mussolini a partire dagli anni ‘30 intendeva mobilitare tutte le risorse in preparazione della guerra all’Etiopia. Nel 1935 l’Italia si preparava dunque a diventare un Impero. Un evento che avrebbe dominato per quasi un decennio la scena nazionale, prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, nel 1939, che scardinerà l’ordine in Europa portando a nuovi equilibri globali.
Il periodo precedente la conquista dell’Impero etiope, pertanto, riveste un’importanza strategica senza precedenti, in cui l’economia, le istituzioni e la propaganda stessa sono tutte poste al servizio dell’ambizioso progetto di costruire un (effimero) impero. Con l’inizio delle ostilità belliche, sorse naturalmente l’arduo problema dei mezzi materiali indispensabili per la guerra, nonché la valutazione delle potenzialità industriali e agricole del paese. I costi dell’impresa coloniale sono stati stimati tra i 46 e i 57 miliardi di Lire circa, ovvero il 20-28% dell’intero bilancio statale, un investimento ingente affrontato per dare lustro al fascismo.
La scommessa dell’Italia era quella di diventare uno stato autarchico e la politica economica nazionale si interrogava su come acquisire le risorse, dando vita a una complessa sinergia tra le necessità belliche immediate e le strategie di lungo termine.
Contemporaneamente, la crescente crisi della bilancia commerciale richiedeva l’adozione di misure legislative mirate, che progressivamente ridussero l’importazione di materie prime e prodotti. Queste decisioni, concepite principalmente per preservare il valore della lira italiana, andarono ben oltre l’obiettivo di garantire l’autosufficienza nazionale, rappresentando una svolta nella politica economica dell’epoca, con implicazioni significative a livello nazionale e internazionale…(Segue)

 

Questo articolo sarà pubblicato interamente su”AIC Magazine” Anno VI  – N.11 – (Luglio 2023).

 

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