(di Andrea Pini e Atanasio Cerqua) Di recente sono stati rintracciati – e acquistati – da un collezionista locale due rarissimi esemplari dei cosiddetti biglietti “fiduciari” o “abusivi” emessi in Mugello, facenti precedentemente parte di una fra le più importanti collezioni italiane del genere. A seguito di questo ritrovamento è sopraggiunta la curiosità di scoprire un pò storia per questa monetazione di emergenza non autorizzata e per questo detta anche abusiva, che trae origine nel 1861 quando a seguito della proclamazione del Regno d’Italia si rese necessaria l’unificazione della moneta, con emissione di banconote in lira italiana nel taglio minimo di 20 lire e pezzi metallici in oro, argento e rame dal valore scalare.
Negli anni successivi, dal 1866 al 1875, si verificò una progressiva carenza delle monete metalliche, soprattutto di quelle in oro e argento. La sfiducia che buona parte della popolazione nutriva nei confronti del governo e l’imminente guerra che si stava per intraprendere contro l’Austria-Ungheria (terza guerra d’indipendenza), e il cui esito appariva incerto, furono fra le principali cause che determinarono la scomparsa di queste monete.
Conseguentemente, il cambio delle banconote in valuta metallica raggiunse un aggio di oltre il 15%. Ma, in previsione della guerra, per rinforzare le casse dello Stato, il governo presieduto da Alfonso La Marmora ottenne dalla Banca Nazionale un prestito di 250 milioni di lire e decretò, con decorrenza 1° maggio 1866, l’adozione del “corso forzoso” della moneta cartacea, obbligando così il popolo ad accettare le banconote e delimitando con ciò anche l’aggio sul cambio in moneta metallica.
L’adozione di questo provvedimento generò il panico e provocò aspre polemiche, sia in sede politica che da parte della stampa, contro un provvedimento che imponeva l’accettazione di una moneta emessa senza controvalore metallico e quindi garantita solo dalla fiducia dell’emittente.
Il risultato fu quello di un’ulteriore rarefazione della moneta spicciola che diventò introvabile … (Segue) 

Questo articolo è interamente pubblicato su”AIC Magazine” Anno V – N.9

 

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