IL 100 LIRE DELLE REGIE FINANZE 1760

 

(di Giovanni Ardimento) Nei perigliosi ed affascinanti sentieri della ricerca nummografica capita a volte di imbattersi in testimonianze del passato, la cui singolare preziosità non è subito riconosciuta, ictu oculi, passando inosservata sia al tatto del neofita che alla affinata lente del veterano.
Talvolta, nuovi ritrovamenti possono intrecciarsi con eventi monetari che complicano ed arricchiscono il quadro di riferimento,richiedendo una indagine ricostruttiva più incisiva e puntuale. Questo è uno di quei casi.
In una precedente monografia dedicata alle emissioni delle Regie Finanze sabaude, che sintetizza anni di incisive ricerche, Alberto Trivero Rivera, chiosando in modo lapidario in merito alla IV emissione delle Regie Finanze del 1^ Aprile 1760 (che ricordiamo, comprende i due valori di 50 lire e di 100 lire) soggiunge: << L’emissione del 1^ Aprile 1760 è l’unica per la quale non è rimasto alcun esemplare, neppure allo stato di non emesso o di prova, né si sono conservate le lastre, per cui salvo improvvisi ritrovamenti (difficili ma non impossibili) non ne conosciamo l’aspetto…>> …

L’articolo continua su “AIC Magazine” Anno I, N.3

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ADDIO AD ADOLF BURGER, PROTAGONISTA E TESTIMONE DEL XX SECOLO

(di Stefano Poddi) | Il 6 dicembre scorso scomparso a 99 anni un uomo che, dopo essere stato prigioniero e aver sofferto nei lager nazisti da Auschwitz a Ebensee, ha impegnato gran parte della sua vita per combattere contro lo strisciante revisionismo del sistematico massacro operato dai nazisti nei confronti degli ebrei, durante la II Guerra Mondiale. Andava nelle scuole, partecipava a incontri e conferenze in tutto il mondo per mostrare ovunque fosse, le foto, i documenti e talvolta anche il numero del lager che aveva tatuato sull’avambraccio, perché tutte le cose orribili che lui aveva vissuto non potessero verificarsi di nuovo.
Adolf Burger ha fatto parte della più grande operazione di contraffazione nella storia della cartamoneta: l’Operazione Bernhard, che prevedeva la produzione di una quantita’ enorme di sterline false di altissima qualità, tali da ingannare i cassieri di tutto il mondo, e da riuscire in poco tempo a mettere in ginocchio l’economia britannica.Per rendere onore alla sua memoria riporto qui alcune note, che tornato in albergo dopo averlo intervistato nel 2007, avevo scritto a caldo, quasi a voler placare il turbine di emozioni che mi sopraffaceva dopo aver incontrato un uomo del genere, con la voglia di mettere tutto nero su bianco, prima che potesse svanire.
“E’ il 30 ottobre 2007 e siamo a Sporilov, un quartiere di Praga, fatto di grandi palazzi anonimi ma anche di case basse con annesso giardinetto. In una di queste abita Adolf Burger, unico superstite del campo di concentramento di Sachsenhausen, 35 km a nord di Berlino, dove durante la II Guerra Mondiale, i nazisti preparavano, attraverso la massiccia produzione di sterline false di qualità eccezionale, un’inflazione galoppante e quindi il tracollo economico della Gran Bretagna.
Siamo in anticipo di circa un’ora, l’appuntamento, fissato molto tempo prima, è previsto per le dieci. La mattinata è fredda e brumosa ed il quartiere non è fra i più accoglienti di Praga, passeggiamo per scaldarci, io e Marco Poeta, che lavora all’Istituto Italiano di Cultura di Praga e che gentilmente si presta a farmi da interprete. Mentre camminiamo ci appare, quasi come un miraggio, un insegna che reclamizzando una nota marca di caffè ci indica un bar, con tavolini, caffè, cornetti e dolci, cosa non certo comune nella Repubblica Ceca.
Ci sediamo e ordiniamo qualcosa di caldo mentre commentiamo il libro di Burger tradotto in ceco ‘Dablova Dilna’ (‘L’officina del diavolo’) ricco di fotografie, tabelle e documenti, l’argomento è molto interessante e ci prende, e in un attimo arriva l’ora dell’incontro. Ci muoviamo immediatamente non voglio per nulla al mondo arrivare in ritardo ad un appuntamento tanto atteso e preparato da tempo, grazie anche alla collaborazione dell’Ambasciata Italiana a Praga, nello specifico alla cortesia e alla disponibilità dell’ambasciatore Fabio Pigliapoco.
Burger è un novantenne in ottima forma e anche molto impegnato, da quando nel 1972 ha avvertito alcuni tentativi di revisione che tendevano a negare o perlomeno a ridimensionare drasticamente l’Olocausto subito degli ebrei e, da allora, ha iniziato una serie di incontri e di conferenze in giro per il mondo per testimoniare attraverso la sua presenza, i documenti e le foto che porta sempre con sé, che tutto l’orrore generato dal regime nazista è stato reale, anzi realissimo. Infatti quello che nella attuale società occidentale, opulenta e disincantata, potrebbe sembrare un ottimo plot per un film dell’orrore è veramente accaduto, qui nella civilissima Europa, solo una sessantina di anni fa.
L’intervista inizia con il racconto della sua vita, dalla nascita il 12 agosto del 1917 a Velka Lominca, un paesino sugli Alti Tatra nella Slovacchia, al lavoro da tipografo a Bratislava, ai falsi certificati di battesimo cattolico che stampava per salvare gli ebrei dalla deportazione, al suo arresto e alla deportazione nei diversi campi di concentramento di Auschwitz, Birkenau, Sachhausen, Redl-Zipf, ed infine Ebensee, dove avvenne la sua liberazione da parte degli americani il 5 maggio 1945.
Quasi con orgoglio ci mostra il numero 64401 che i nazisti gli hanno tatuato sull’avambraccio sinistro il 12 settembre 1942 a Birkenau, dove venne sottoposto anche agli esperimenti del dott. Josef Mengele, riportando febbri oltre 42 gradi e rischiando di morire; ma dopo 18 mesi di permanenza, durante una conta serale dei deportati, viene convocato per la mattina successiva dal responsabile del campo Rudolf Franz Hess.
Durante la notte Burger non riesce a dormire, è agitato e teme che sia giunto il suo momento, dal campo di Birkenau e molto difficile uscire vivi, non può neanche immaginare che quello e’ solo l’inizio del percorso che lo porterà verso la salvezza. Il giorno dopo il responsabile del campo Hess si rivolge a lui chiamandolo inaspettatamente per nome e cognome: ‘Lei e’ il Sig. Adolf Burger?’. ‘Si’. ‘Lei e’ un tipografo?’. ‘Si’. ‘Abbiamo bisogno di lei a Berlino’. I nazisti stanno raggruppando nella baracca n. 19 del campo di concentramento di Sachsenhausen, un gruppo di persone esperte nella lavorazione della carta: disegnatori, tipografi, ritoccatori, chimici, fotografi, decoratori, ecc., il gruppo è composto da 137 deportati ebrei di 13 nazionalità differenti prelevati dagli altri campi.
Mentre i ricordi fluiscono in modo uniforme, senza fretta, come un mantra recitato mille volte ma che ogni volta rivela qualcosa di nuovo, io faccio domande, ascolto le risposte, registro e prendo appunti, mentre Burger ci offre gentilmente dei pasticcini con ripieno alla pasta di noci, chiedendoci se preferiamo accompagnarli con tè o caffè, poi iniziamo a parlare del film ‘Die Fälscher’ di Stefan Ruzowitzky, che nell’edizione italiana si chiamerà ‘Il falsario’, che già ha vinto numerosi premi e che in seguito vincerà a mani basse l’Oscar per il miglior film straniero del 2008.
Burger ha fatto da consulente per il film senza ricevere nessun compenso, ma pretendendo di dare il benestare finale alla sceneggiatura, in modo che fosse rispettata nella sostanza della verità storica. Infatti, nella sua stesura originale, la sceneggiatura riportava diversi errori storici, sicuramente più spettacolari ma assolutamente falsi: come il fatto di aver prodotto milioni di dollari falsi, mentre in realtà se ne produssero solamente 200 pezzi del taglio da 100 dollari; oppure della liberazione dei prigionieri da parte dei Russi, mentre in realtà furono gli Americani a liberarli dal campo di Ebensee; o anche la falsa notizia di alcune onorificenze naziste, croci di guerra e medaglie al merito, concesse agli internati della baracca n. 19.
Per quanto riguarda questa ultima questione, che poteva lasciare intravedere un lato umano nel comportamento dei nazisti verso i deportati, che erano pur sempre degli ebrei ma, utili alla causa tedesca, originariamente venne riportata in un libro scritto nel 1956 da Wilhelm Hottl sotto lo pseudonimo di Walter Hagen, ripresa poi da numerosi testi successivi; ebbene questa storia è completamente inventata, Burger ha denunciato Hottl, ma questi è scomparso prima che il processo a suo carico potesse essere celebrato, portando con sé nella tomba anche le sue false verità.
I nazisti non avevano certo comportamenti umani verso le proprie vittime, ma probabilmente non erano neanche tutti dei violenti sanguinari; purtroppo, secondo il clima imperante in quel momento storico, un comportamento anche se inumano poteva essere percepito e accettato da persone non avverse per principio al nazismo e sottoposte alla propaganda martellante, come l’unica cosa giusta da fare in quel momento.
Il racconto di Burger prosegue avvincente: quando i nazisti decisero di produrre i dollari falsi, il chimico olandese Abraham Jacobson, alterando la gelatina necessaria al processo di stampa, fece in modo di ritardare l’esecutività del progetto e Burger era l’unico che fosse a conoscenza del sabotaggio. Visti gli insuccessi Kruger, il maggiore delle SS responsabile dell’ Operazione Bernhard, inserì nel piccolo team che lavorava alla falsificazione dei dollari un falsario professionista; Salamon Smolinoff, già detenuto nelle prigioni tedesche per il reato di falsificazione e internato a Sachsenhausen.
Si trattava di un ebreo di origine russa, falsario per vocazione, il quale entrando a Sachhausen era stato prontamente isolato dagli altri deportati in quanto detenuto comune e non politico come tutti gli altri. Diventò, contrariamente alle aspettative, molto amico di Burger. ‘Quello si che era un vero falsario, riusciva a ritoccare i negativi tramite i quali produrre le banconote, e non i positivi come facevano i comuni falsari’ ci dice Burgher mentre ci mostra un quadro che conserva con molta cura, il quadro che lo ritrae giovane ed internato, realizzato proprio da Smolianoff.

Quindi prende alcune banconote false prodotte a Sachsenhausen e nel farlo le controlla controluce, le cosiddette ‘White Notes’ spesso erano tenute insieme fra loro con uno spillo, ma nessuno dei sudditi della regina, si presumeva, si sarebbe permesso di trafiggere l’effige della Britannia posta nell’angolo in alto a sinistra della banconota. I prigionieri addetti all’invecchiamento della banconote false, per renderle più simili agli originali, lo facevano invece di proposito, per segnalare all’esterno, in qualche modo, la falsità della banconota.
Dopo la produzione dei 200 biglietti da 100 dollari di ottima qualità, tutto era pronto per stamparne milioni di esemplari dal giorno successivo in poi, ma i russi erano arrivati molto vicini, erano a circa 100 km da Berlino e arrivò il contrordine. Le sterline false, gli strumenti per produrle e gli archivi segreti vennero sistemati in una sessantina di casse, che caricate su un convoglio formato da una quindicina di camion, vennero trasferite e gettate nelle fredde acque del laghetto alpino di Oplita in Austria, al fine di nascondere il tutto agli occhi del mondo.
La segretezza della Operazione Bernhard, che prendeva il nome da Bernhard Kruger, il maggiore nazista responsabile del progetto, doveva essere assoluta. Sia la baracca n. 19 ed in seguito anche la n. 18, vennero isolate dal resto del campo tramite un triplice filo spinato percorso da corrente ad alta tensione, quando qualcuno del gruppo si ammalava, anche in forma leggera, veniva direttamente eliminato senza passare dall’infermeria, per evitare la fuga di notizie. Burger si reca spesso in Germania e in altri paesi, fra pochi giorni sarà in partenza per una serie di conferenze in Giappone: è una specie di ‘globetrotter della verita’. Il libro, dal quale è tratto il film, ora disponibile anche in ceco oltre che il lingua tedesca, è il frutto di tre anni di ricerche e di viaggi, perchè dice Burger, ‘si possono scrivere volumi e volumi, ma per essere creduti bisogna comprovare quanto si dice con foto e documenti’.
Il tempo è volato e ci accomiatiamo da Burger nel giardinetto che circonda la villetta con una stretta di mano ed un intenso sguardo negli occhi, accompagnati dalla promessa di risentirci a breve; c’è una sorta di imbarazzo da superare nell’interrompere la corrente umana che si è stabilita fra di noi, ma ognuno di noi ha i suoi impegni e Burger ha addirittura una missione da compiere. Sono le tredici, ormai, e lo straordinario incontro con un testimone della storia è da poco terminato: mi rilasso sul sedile posteriore del taxi che attraversando Praga mi riporta in albergo e ripenso a quanto è accaduto, alle mie domande e alle sue risposte, ma soprattutto al tono della sua voce, all’energia e alla determinazione che mi ha trasmesso.  Mentre nel primo pomeriggio scrivo queste brevi note, la tensione della mattinata è calata e mi prende una gradevole e appagante sensazione, quella di aver avuto la fortuna di vivere un’opportunità straordinaria, quella di conoscere un uomo integro ed intero, nel quale la storia personale, il pensiero e l’azione sono correlate e conseguenti, indissolubilmente intrecciate fra di loro in una unica ed esemplare storia di vita”.
Per chi avesse voglia di approfondire questa la storia, nel mio volume “Soldi di carta“, pubblicato recentemente, vi è un capitolo dal titolo “Operazione Bernhard. L’Officina del Diavolo” che parla proprio di questo.

Articolo gia pubblicato on line sul “ Il Giornale della Numismatica” in data 21 gennaio 2016

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CIAO LIRA!

(di Gianni Fina) Il tempo disponibile è troppo breve per poter trattare tutti i biglietti emessi dalla Banca d’Italia; è necessario, perciò, limitare questo intervento all’unico biglietto sempre in circolazione dal 1897 ad oggi e che più di ogni altro interpreta la storia dell’emissione della Banca d’Italia. Si tratta del biglietto da 1.000 lire che è stato il taglio massimo fino a dopo la seconda guerra mondiale e che ora nella sua posizione di taglio minimo porterà la lira fino all’introduzione dell’euro.
Per meglio rappresentare l’evoluzione artistica e tecnica delle banconote emesse dalla Banca d’Italia, sarà fatto cenno anche al biglietto da 500.000 lire che, nel suo ruolo attuale di taglio massimo, riassume al meglio quanto è stato realizzato di recente per espressione figurativa e contenuto tecnologico.
La Banca d’Italia fu istituita con la legge del 10 agosto 1893, n. 449 ed ebbe facoltà di emettere, insieme con il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia, biglietti nei tagli da 50, 100, 500 e 1.000 lire. Dal 1894 al 1896, nell’attesa che fossero realizzati i disegni della prima serie di banconote dall’orafo senese Rinaldo Barbetti, la Banca d’Italia fu autorizzata ad emettere le banconote intestate alla Banca Nazionale nel Regno d’Italia; la produzione di questi biglietti fu effettuata nella stamperia di via dei Barbieri in Roma, nell’edificio di Palazzo Lazzaroni, già sede della Banca Nazionale…

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Anatomia di una banconota: dall’arte alla tecnologia

 

(di Stefano Poddi)  Non sono molto i libri che hanno per oggetto la cartamoneta  pubblicati di recente, quindi è con grande piacere che diamo notizia dell’uscita del libro di Giovanni Ardimento (Socio dalla nostra Associazione) e Gaetano Russo.
Il libro per come è stato scritto, si presta a diversi livelli di lettura.
Piacevole per il collezionista, perché troverà risposta in questo testo, alle numerose domande che si è posto, nel corso degli anni, sulla banconota e il suo mondo.
Intrigante per il collezionista/studioso che reperirà molteplici argomenti che saranno  stimoli per la sua curiosità intellettuale, che potranno portare ad approfondimenti e articoli.
Appagante per lo studioso/ricercatore che rintraccerà interessante materiale, frutto di ricerca di prima mano, che potrà dare lo spunto all’approfondimento e quindi alla scrittura di saggi e di libri.
I tre criteri ai quali si sono ispirati gli autori, emergono in modo netto nel corso della lettura: sintesi, rigore e discorsività.
Il testo non vuole avere un intento accademico ma divulgativo, anche se il metodo utilizzato è rigorosamente scientifico, ed ogni fonte è chiaramente indicata e documentata.
Il libro ripercorre passo dopo passo, tutte le componenti di quell’artefatto complesso, il cui risultato finale è la banconota.
Un  artefatto complesso perché contiene molteplici elementi di natura e finalità diverse: grafica, artistica, sicurezza, riconoscibilità, maneggiabilità, identità, ecc.
Tutti questi elementi convivono e si integrano nell’oggetto banconota, conferendo alla vista della stessa, una percezione  di armonia pur nella completa funzionalità degli  elementi presenti.
Leggere il libro da la sensazione di fare un fantastico viaggio nel complesso ed articolato mondo della cartamoneta.
Dalla carta, incontrastato supporto per le banconote fino all’arrivo del polimero plastico, attraverso la filigrana e le tecniche di filigranatura, al disegno del bozzetto, al supporto e al tipo di incisione, alle tecniche di stampa e alle macchine per stampare, all’emissione, alla circolazione monetaria, fino alla falsificazione, da sempre epigona delle emissioni ufficiali.
Il libro, edito  da TiPubblica,  è arricchito da una copiosa sessione iconografica, note a fondo pagina e ottime referenze bibliografiche; il prezzo di copertina e’ 27,80€.

Buona lettura.

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FLORIDA UNITED NUMISMATIST – FUN 2019

 

(di Fabrizio Raponi) Il FUN 2019, si e’ appena concluso a Orlando, dopo tre giorni ricchi di incontri e densi di iniziative, l’11, 12 e 13 Gennaio 2019.

Ritenuto il più grande convegno in America, il FUN – Florida United Numismatist, nato nel 1955, è ora al suo sessantaquattresimo anniversario e offre monete, banconote, medaglie ed una grande asta con pezzi molto notevoli da parte di Heritage.

Più di 600 rivenditori su uno spazio grande come un campo da calcio!

Un Convegno nel vero senso della parola, non un incontro (segue) […]

EDOARDO CHIOSSONE, IL PADRE DELLA CARTAMONETA GIAPPONESE

(di Fabrizio Raponi) Era il 14 Gennaio 1875, a due giorni dal suo arrivo al porto di Yokohama, dopo un viaggio via mare di più di un mese, quando Edoardo Chiossone, un italiano di mezza età, entrava con il suo interprete di francese Naruse Tsunekazu, nell’ufficio del direttore dell’Officina carte valori del Ministero delle Finanze Giapponese, Tokuno Ryosuke.
Tokuno Ryosuke era un samurai del dominio Satsuma cui era stato assegnato il compito di creare un’officina carte valori.
Tokuno, nato a Kagoshima era profondamente dedito all’interesse nazionale, molto rispettato e stimato per la sua grande conoscenza storica e letteraria, per questo nel 1874, gli venne assegnata la direzione dell’Officina carte valori.
Fu tra i più potenti burocrati della riforma Meiji e uno dei protagonisti della modernizzazione industriale, tecnica e culturale del Giappone. Quando Tokuno decide nel 1874 che il Giappone dovesse stampare le proprie banconote, assunse tre specialisti europei: Chiossone come incisore, Karl Anton Bruck come stampatore e Bruno Liebers come tipografo…

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LA CARTA E LE BANCONOTE

(di Luigi Lanfossi) Nel 1967 Fabrizio De André cantava: “ …dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…”, a riprova di questo la carta, pur essendo stato il risultato di lavorazioni di materie prime di scarso valore quali gli stracci, è stata un elemento fondamentale per lo sviluppo della cultura e della civiltà.
E’ riconosciuto universalmente che la carta sia nata in Cina e la sua tecnica di produzione sia stata perfezionata nell’anno 105 ad opera di Ts’ai Lun, gran dignitario di corte.
In Cina si fabbricavano svariati tipi di carta, denominata carta bambagina (con la canapa, con steli teneri di bambù, con la scorza del gelso, con germogli di giunco, con muschio e licheni, con paglia di grano e riso, coi bozzoli del baco da seta…), ma predominava quella fatta con stracci di canapa, lino e cotone.
Anche le banconote sono apparse per la prima volta in Cina, Marco Polo (1254-1324) ne Il Milione descrisse come si produceva la cartamoneta durante il regno di Kublai Khan:
“Ora dovete sapere che il Grande Sire [il Gran Khan] fa fare una moneta come io vi spiegherò. Egli fa prendere la corteccia di un albero chiamato gelso, che è l’albero le cui foglie sono mangiate dai bachi da seta, e estraggono la pellicola interna che si trova tra corteccia e fusto dell’albero e da quella pellicola fa creare carte come il cotone tutte nere. Quando queste carte sono pronte, egli le divide in parti più piccole che per valore sono comparabili a una moneta da un tornese piccolo, l’altra vale un tornese, e l’altra vale un grosso d’argento di Venezia, l’altra un mezzo, l’altra due grossi, l’altra cinque, l’altra dieci e l’altra un bisante d’oro, l’alta due, l’altra tre e così via fino a dieci bisanti. Tutte queste carte erano caratterizzate dal sigillo del Gran Khan, e ne hanno prodotte così tante da corrispondere al valore del tesoro imperiale. E quando queste carte sono pronte, egli le fa usare in tutti i pagamenti e le spese in tutte le province e i regni e le terre dove egli è il nostro sovrano; e nessuno osa rifiutarle, per paura della morte.”…

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LE BANCONOTE DELLA LUOGOTENENZA DI UMBERTO II

(di Gustavo Cavallini) Il 5 giugno del 1944, dopo la liberazione di Roma, Vittorio Emanuele III si ritirava a vita privata, nominando il figlio Umberto II di Savoia Luogotenente generale del Regno in base agli accordi della Svolta di Salerno (aprile 1944).
“Svolta di Salerno” è l’espressione con cui viene definita la scelta politica compiuta da Palmiro Togliatti dopo il suo ritorno in Italia dall’ Unione Sovietica.
Il leader comunista annunciò che il suo partito era disposto ad accantonare la questione monarchica e a partecipare, con le altre forze politiche antifasciste, a un governo presieduto dal maresciallo Badoglio.
Grazie alla mediazione svolta dall’ Avvocato Enrico De Nicola, fu trovato un compromesso: Vittorio Emanuele III avrebbe trasferito i suoi poteri al figlio Umberto e dopo la fine del conflitto, insieme alle varie forze politiche che formavano il Comitato di Liberazione Nazionale, si sarebbe preso una decisione sulla questione costituzionale, che venne di fatto risolta dopo la fine del conflitto con il Referendum del 2 giugno del 1946…

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ALBERTO CANFARINI, IL MAESTRO DEL BULINO

 

(di Stefano Poddi) L’incisione è una delle piu’ importanti e decisive fasi della catena creativa e produttiva che determina la creazione di una banconota.
Questa tecnica nasce con il preciso scopo di divulgare il linguaggio figurativo attraverso la moltiplicazione in un numero elevato di esemplari stampati di un’opera d’arte, raggiungendo quindi l’obiettivo della riproducibilità seriale del prodotto artistico.
Le prime incisioni risalgono alla preistoria, con i graffiti riprodotti nelle grotte, con i motivi decorativi delle ceramiche e con le incisioni sull’osso e sulla pietra.
Il suo uso artistico si manifestò nella toreutica antica dell’antico Egitto, ed ebbe un grande evoluzione attraverso le realizzazione orafe del periodo medioevale.
L’uso delle superfici incise per trasferire gli elementi grafici e figurativi su carta iniziò solamente nel XV secolo.
Occorre fin da subito distinguere fra due tecniche artistiche di incisione:

• l’incisione in rilievo, nella quale sono incise le parti che in fase di stampa rimarranno bianche (p.e. xilografia)
• l’incisione in cavo, nella quale quanto viene inciso sul metallo corrisponde al disegno che si intende riprodurre (p.e. calcografia)…

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CATALOGO CRAPANZANO, GIULIANINI E VENDEMMIA 2017-2018

(di Stefano Poddi) | L’aspetto  grafico del volume e’ particolarmente elegante e curata, la copertina in cartoncino lucido, reca la riproduzione di alcune banconote-simbolo delle diverse sezioni.Il  catalogo, giunto alla 10a edizione, utilizza un criterio cronologico, e in ogni capitolo e’ presente una introduzione storica, impreziosita da elementi economici e sociali, che ci proiettano negli anni di emissione della  banconota. Tali introduzioni sono ricche di spunti e di suggestioni, tanto da far venire voglia di approfondire l’argomento, tramite studi e ricerche sui documenti dell’epoca.
Ogni sezione e’ evidenziata da un colore diverso sul bordo laterale esterno del foglio, che e’ visibile anche a volume chiuso.

L’aggiornamento delle valutazione delle banconote catalogate e’ minuzioso e circostanziato. Le riproduzioni delle banconote privilegia il fronte del biglietto, assegnandogli una dimensione notevole, mentre il retro viene riprodotto, nella maggior parte dei casi, in scala minore. La valutazione delle banconote e’ accompagnata spesso da note a piè di pagina, che specificano  in modo dettagliato la storia di alcune emissioni o di parti di esse…

L’articolo continua in “AIC Magazine” Anno I, Numero 1
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