ASSOCIAZIONE ITALIANA CARTAMONETA

"Pecunia, si uti scis, ancilla est; si nescis, domina"

ALBERTO CANFARINI, IL MAESTRO DEL BULINO

 

(di Stefano Poddi) L’incisione è una delle piu’ importanti e decisive fasi della catena creativa e produttiva che determina la creazione di una banconota.
Questa tecnica nasce con il preciso scopo di divulgare il linguaggio figurativo attraverso la moltiplicazione in un numero elevato di esemplari stampati di un’opera d’arte, raggiungendo quindi l’obiettivo della riproducibilità seriale del prodotto artistico.
Le prime incisioni risalgono alla preistoria, con i graffiti riprodotti nelle grotte, con i motivi decorativi delle ceramiche e con le incisioni sull’osso e sulla pietra.
Il suo uso artistico si manifestò nella toreutica antica dell’antico Egitto, ed ebbe un grande evoluzione attraverso le realizzazione orafe del periodo medioevale.
L’uso delle superfici incise per trasferire gli elementi grafici e figurativi su carta iniziò solamente nel XV secolo.
Occorre fin da subito distinguere fra due tecniche artistiche di incisione:

• l’incisione in rilievo, nella quale sono incise le parti che in fase di stampa rimarranno bianche (p.e. xilografia)
• l’incisione in cavo, nella quale quanto viene inciso sul metallo corrisponde al disegno che si intende riprodurre (p.e. calcografia)…

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JACQUES LALE, UN INCISORE PER I PIANI SEGRETI DI NAPOLEONE

(di Franca Maria Vanni) Fin dall’antichità i governi dei diversi Stati adottarono provvedimenti contro la falsificazione della propria moneta emettendo severe leggi per punire i contraffattori.
Quando la moneta falsificata, metallica o cartacea che fosse, veniva messa in circolazione in grandi quantità essa svalutava quella legale, destabilizzando l’economia di una nazione. La falsificazione di moneta non venne effettuata per il proprio vantaggio solo da privati che per far ciò impiantarono zecche clandestine nei luoghi più impensati, ma fu uno dei mezzi usati da uno Stato in guerra per danneggiare il nemico.
Durante l’impero di Napoleone I venne organizzata dal ministro di polizia Fouché, un’attività di contraffazione e diffusione di banconote degli Stati coalizzati contro la Francia.
Come per ogni operazione in cui sono coinvolti falsari, a maggior ragione se vi sono implicati organi statali, quando la fabbricazione di falsa valuta cessò, il governo francese ordinò la distruzione di ogni documentazione sia materiale che documentaria a riguardo, ma alcune carte giunte fino a noi consentono di poter ricostruire lo svolgimento dell’operazione e di conoscere i personaggi che vi presero parte.
Nel 1825 venne pubblicato l’estratto di una lettera, datata 16 aprile 1821, a firma di Joseph Castel, proprietario di una casa commerciale ad Amburgo nella quale egli denunciava il ricevimento, agli inizi del 1812, di biglietti falsi della Banca d’Inghilterra per un valore di 5.000 sterline da parte del generale Saunier. Castel scambiò a Lubecca la metà di queste banconote (circa 2.500 sterline). La casa commerciale che le aveva ricevute a sua volta fece circolare questi biglietti in Inghilterra dove cinque di essi vennero presentati negli uffici della Banca di Stato a Londra, che li ritenne falsi. Colui che aveva diffuso tali biglietti venne arrestato e condannato a morte ed il governo inglese accusò apertamente quello francese…

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UN POPOLO DI POETI, DI ARTISTI, DI EROI … E DI FALSARI

(di  Dario Maraviglia) Il Generale Patton, il Generale Montgomery e il Generale Alexander: questi tre uomini erano al comando della operazione, quando il 10 luglio del 1943 gli alleati sbarcarono sulle coste meridionali della Sicilia.
La 7ª armata americana comandata da George Smith Patton, occupando la parte occidentale dell’isola verso Palermo e la 8ª armata inglese agli ordini del Generale Bernard Law Montgomery, conquistando la parte centro orientale verso Messina; avrebbero dovuto chiudere in una azione a tenaglia la 6ª armata italiana comandata dal generale Alfredo Guzzoni. Lo sbarco in Sicilia, il cui nome in codice era “Operazione Husky”, costituì una delle più grandi operazioni anfibie della seconda guerra mondiale. Venne concordato fra il Primo Ministro del Regno Unito Winston Churchill e il presidente americano Franklin Delano Roosevelt, durante la Conferenza di Casablanca…

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LE MARCHE DA BOLLO PER CAMBIALI USATE COME CARTAMONETA NEL 1866

 

(di Enzo De Angelis) Il 1866 è l’anno della Terza guerra di indipendenza italiana. Questa guerra, che porterà all’annessione per l’Italia delle Province Venete e di parte del Friuli, ebbe importanti conseguenze per la circolazione monetaria e per la cartamoneta in particolare. Negli anni precedenti, dopo la proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861, il nascente stato unitario perseguì l’obiettivo di avere una sola Banca Nazionale ed un’unica moneta. Per non creare strappi politico-amministrativi con le popolazioni degli stati di recente annessione si preferì dilazionare nel tempo gli interventi di unificazione. Per le Banche si mantenne un sistema ancora plurimo di Istituti di Emissione, mentre le vecchie valute furono sostituite gradualmente ricorrendo alla doppia circolazione monetaria.
In questo contesto la cartamoneta aveva un ruolo secondario, rappresentando meno del 10% della massa monetaria circolante, ed inoltre non era neppure obbligatorio accettarla nelle transazioni commerciali. Nel 1866 però, le forti spese necessarie per finanziare la guerra cambiarono bruscamente questo quadro economico. La Banca Nazionale finanziò lo Stato con un prestito di 250 milioni di Lire, ma al contempo ottenne l’introduzione del corso forzoso delle banconote, con l’obbligo quindi per chiunque di accettarle in pagamento…

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LA CARTAMONETA OSSIDIONALE DI PALMANOVA DEL 1814

 

(di Guido Crapanzano) Giulio Savorgnan (1510-1595), un esponente dell’antica nobiltà friulana, da giovane venne educato da un prelato Gesuita della Serenissima. I suoi studi lo portarono ad appassionarsi alla scienza delle costruzioni diventando così erede e successore dei grandi “Maestri d’opera medievali”, depositari della straordinaria ricchezza esoterica che trae la propria linfa dalle culture del bacino mediterraneo, in primo luogo dall’Egitto dei Faraoni. Consapevole che la pietra resiste nei millenni e perpetua il ricordo della storia e della simbologia, si dedicò interamente alle grandi costruzioni. Divenne così ingegnere militare e Generale della Repubblica di Venezia. Progettò e realizzò la costruzione di grandi opere di pietra per conto dei governanti, i soli committenti che disponevano del denaro e dell’autorità necessarie. Dato che all’epoca i paesi dell’area mediterranea erano soggetti a frequenti scorrerie di molte milizie e in particolare di quelle arabe, Savorgnan si specializzò nella costruzione di grandi strutture difensive. Progettò e realizzò infatti le più importanti fortezze del suo tempo. La sicurezza di queste costruzioni è rapportabile alla qualità delle conoscenze di Savorgnan, patrimonio che, ai tempi, era appannaggio di saperi esoterici come geometria sacra, astronomia, alchimia e Cabala, che riconducono al concetto di Tradizione, ovvero quell’insieme di conoscenze protette dall’assoluta segretezza cui si sentivano vincolati gli adepti.
A proposito della geometria sacra applicata alla costruzione delle Fortezze, troviamo nuovi rapporti matematici tra retta e curva basati sull’utilizzo del numero d’oro (1.618…) chiamato anche “sezione aurea”, una proporzione perfetta tra pesi e spinte.
Questo numero magico, chiave mistica dell’armonia nelle arti e nelle scienze, è stato utilizzato nei secoli per ottenere una dimensione armonica delle cose, dalla geometria all’architettura (Piramide di Cheope, Stonehenge, Partenone, Castel del Monte, le cattedrali medioevali tra cui il Duomo di Milano e, da ultimo, il Palazzo dell’ONU di NY) e dalla pittura alla musica (Leonardo da Vinci, Botticelli, Beethoven)…

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CONSIDERAZIONI SU DUE FEDI DI CREDITO INEDITE

(di Giovanni Ardimento) Nel periglioso ed affascinante percorso di studio sui nummi cartacei, capita di imbattersi in testimonianze del passato, la cui particolarità ed importanza, a volte può passare inosservata all’occhio meno attento del commerciante o del collezionista.
In un recente Convegno Numismatico, il rinomato Memorial Correale (che si svolge in tre momenti dell’anno a Castellammare di Stabia, Comune della città metropolitana di Napoli in Campania) ormai giunto alla sua decima edizione, mi è capitato di visionare un biglietto che presenta delle particolarità che meritano una attenta menzione.
Diamo innanzitutto uno sguardo al reperto, partendo dai suoi elementi costitutivi.
Si tratta di una “fede di credito formato biglietto” emessa dal Banco di Napoli, il primo Dicembre 1867 …

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